Pedagogista o psicologo?
Dott.ssa Fiorina Merano
Dott.ssa Fiorina Merano
Psicologo e pedagogista: due professioni diverse, un obiettivo comune
Quando rivolgersi allo psicologo e quando al pedagogista? E perché, in molti casi, lavorare insieme può fare la differenza
Quando una famiglia attraversa un momento di difficoltà, quando un bambino manifesta comportamenti che preoccupano, quando un adolescente sembra non trovare la propria strada o quando un genitore sente di non riuscire più a gestire alcune situazioni educative, una delle prime domande che può emergere è:
«A chi devo rivolgermi: a uno psicologo o a un pedagogista?»
La domanda è assolutamente comprensibile, perché le due figure professionali lavorano entrambe nell'ambito della persona, della famiglia, della relazione e del benessere. Tuttavia, non sono la stessa professione e non svolgono lo stesso lavoro.
Conoscere la differenza non significa creare una separazione, ma, al contrario, permette di individuare il professionista più adeguato rispetto al bisogno e, quando necessario, di costruire una collaborazione capace di guardare alla persona nella sua complessità.
Lo psicologo è il professionista che opera nell'ambito dei processi psicologici della persona. La Legge 56/1989, che disciplina la professione, individua tra le attività dello psicologo la prevenzione, la diagnosi, gli interventi di abilitazione e riabilitazione e il sostegno in ambito psicologico. Il suo sguardo è quindi rivolto, in particolare, al funzionamento psicologico, emotivo e relazionale della persona.
Il pedagogista, invece, è lo specialista dei processi educativi e formativi. La Legge 55/2024 lo definisce come il professionista che, con autonomia scientifica e responsabilità deontologica, svolge funzioni di coordinamento, consulenza e supervisione pedagogica e si occupa della progettazione, gestione, verifica e valutazione degli interventi in ambito pedagogico, educativo e formativo.
Il suo sguardo parte quindi da una domanda:
«Che cosa sta accadendo nella relazione educativa e come possiamo intervenire per favorire il benessere, l'autonomia e lo sviluppo della persona?»
Non si tratta di stabilire quale professionista sia più importante. Si tratta di comprendere quale sia il bisogno prevalente.
Quando può essere utile rivolgersi allo psicologo?
Lo psicologo può essere il professionista più indicato quando la difficoltà riguarda prevalentemente la dimensione psicologica, emotiva o relazionale.
Ad esempio, può essere opportuno rivolgersi a uno psicologo quando una persona manifesta ansia, paure persistenti, forte preoccupazione, difficoltà relazionali significative, problematiche legate all'autostima e all'immagine di sé, vissuti traumatici o cambiamenti comportamentali che sembrano esprimere un disagio psicologico.
In queste situazioni, lo psicologo può approfondire la dimensione psicologica della persona e valutare quale tipo di intervento possa essere più adeguato.
Quando può essere utile rivolgersi al pedagogista?
Il pedagogista diventa particolarmente prezioso quando la domanda riguarda l'educazione, la crescita, le relazioni educative, le modalità di accompagnamento e i contesti nei quali la persona vive e si sviluppa.
Può essere utile, ad esempio, quando un genitore si trova a chiedere:
«Come posso comportarmi con mio figlio?»
«Come posso stabilire delle regole senza trasformare ogni giornata in un conflitto?»
«Come posso aiutare mio figlio a diventare più autonomo?»
«Come posso affrontare i suoi comportamenti oppositivi?»
«Come posso accompagnarlo in questo momento di cambiamento?»
«Le modalità educative che sto utilizzando sono davvero adeguate ai suoi bisogni?»
Il pedagogista può intervenire anche quando emergono difficoltà nel percorso scolastico o educativo, nella relazione genitore-figlio, nella gestione delle regole, nell'autonomia, nella motivazione, nelle dinamiche familiari e nei processi di crescita.
Il suo compito, però, non è semplicemente quello di “dare consigli”.
La consulenza pedagogica è un percorso professionale nel quale si osserva e si analizza la situazione educativa, si individuano bisogni e risorse e si costruiscono strategie e interventi coerenti con la persona e con il suo contesto.
Un esempio concreto
Immaginiamo un genitore che racconti:
«Mio figlio ha spesso comportamenti aggressivi. A scuola litiga con gli altri bambini, non accetta le regole e a casa ogni richiesta diventa una battaglia.»
È una situazione nella quale potrebbe essere utile non cercare immediatamente un'unica risposta, ma comprendere quale sia la natura della difficoltà e quali fattori possano contribuire a mantenerla.
Il pedagogista può osservare, ad esempio, come vengono formulate le richieste al bambino e quale modalità comunicativa viene utilizzata dagli adulti di riferimento. Può interrogarsi su come il bambino reagisce alle diverse modalità educative e relazionali e su quali condizioni sembrano favorire o, al contrario, rendere più difficile la sua autoregolazione.
Può inoltre osservare le regole presenti nel contesto familiare, la loro stabilità e la coerenza delle modalità educative adottate dagli adulti.
Non per individuare colpe o responsabilità, ma per comprendere quali condizioni possano favorire nel bambino la progressiva interiorizzazione delle regole, l'autonomia e lo sviluppo dell'autoregolazione.
Ancora, può essere importante osservare in quali situazioni compaiono determinati comportamenti e cosa accade prima e dopo l'episodio, così da comprendere meglio le dinamiche che caratterizzano il contesto familiare e scolastico e individuare eventuali strategie educative utili a favorire l'autoregolazione e le competenze sociali.
Lo psicologo, invece, potrebbe approfondire la dimensione psicologica ed emotiva del comportamento, valutando il significato che esso assume nel funzionamento complessivo del bambino.
Il comportamento potrebbe, ad esempio, essere collegato anche a un'esperienza significativa o a una condizione di disagio psicologico che il bambino può avere bisogno di comprendere ed elaborare all'interno di uno spazio psicologico adeguato.
Non sono due letture che si escludono, ma due prospettive differenti che possono aiutare a comprendere meglio la stessa situazione.
Due sguardi che possono incontrarsi
Lo psicologo può contribuire a comprendere:
«Che cosa sta accadendo nella dimensione psicologica ed emotiva del bambino?»
Il pedagogista può aiutare a comprendere:
«Come possiamo rendere più funzionale il contesto educativo nel quale il bambino vive?»
Il primo può lavorare prevalentemente sulla dimensione psicologica.
Il secondo può lavorare prevalentemente sulla dimensione educativa.
E insieme possono costruire una lettura più ampia e articolata della situazione, perché è possibile progettare linee di intervento comuni, tenendo presente il bambino e il suo disagio all'interno del contesto nel quale vive.
La mia esperienza: quando la collaborazione diventa una risorsa
Nel mio lavoro ho sempre trovato un enorme beneficio nel confronto con il/la collega psicologo/a.
Ho potuto osservare, attraverso gli occhi di un'altro professionista, aspetti che non ero riuscita a cogliere nel contesto scolastico e, grazie a questo confronto, il percorso di sostegno al bambino e alla famiglia ha potuto essere più completo ed efficace.
È proprio questo, secondo me, il valore della collaborazione tra professionisti: non avere necessariamente la stessa prospettiva, ma poter mettere in dialogo prospettive differenti.
Naturalmente, ciascun professionista deve operare all'interno delle proprie competenze e responsabilità, nel rispetto del segreto professionale e delle rispettive regole deontologiche.
In conclusione...
Come al solito scrivo sempre troppo... caro lettore, credo proprio che dovrai abituarti, perché forse non ho il dono della sintesi! ☺️
La collaborazione tra professionisti non significa sovrapporre i ruoli, ma, al contrario, significa riconoscere e valorizzare le specificità di ciascuno.
Lo psicologo non diventa pedagogista e il pedagogista non diventa psicologo.
Ognuno mantiene il proprio sguardo professionale, i propri strumenti e i propri confini.
È proprio questa differenza a rendere possibile un lavoro realmente integrato.
Quindi:
«Quale professionista può aiutarmi a comprendere il mio bambino?»
A volte la risposta non è scegliere.
È costruire una rete.
Una rete nella quale competenze diverse non si sovrappongono, ma si incontrano.
E quando psicologo e pedagogista riescono a lavorare insieme, nel rispetto dei rispettivi ruoli e competenze, il vero protagonista non è la professione.
È la persona.
E tu?
Ti stai chiedendo quale sia il professionista più adatto alla situazione che stai vivendo?
Oppure senti semplicemente il bisogno di uno spazio nel quale fermarti, raccontare ciò che sta accadendo e provare a guardarlo da una prospettiva diversa?
Non sempre è necessario avere già tutte le risposte.
A volte è sufficiente iniziare a fare chiarezza.
Se senti che questo è il momento di fermarti, confrontarti e comprendere meglio ciò che sta accadendo, possiamo iniziare da qui.
Ti aspetto in studio.